Il colore della pelle - Marzia Astorino

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Il colore della pelle

Racconti
La mamma lo vide rientrare in casa mogio, non parlava e si trascinava, ma non voleva dirle cosa gli era successo. Allora decise di lasciarlo in pace e non assillarlo, probabilmente avrebbe ottenuto l'effetto contrario e non sarebbe riuscita a sapere cosa lo affliggeva.
Mangiarono in cucina, al tepore della stufetta e col sottofondo della televisione, neanche i cartoni animati che gli piacevano tanto erano riusciti a farlo sorridere, doveva proprio essergli successo qualcosa e lei doveva scoprirlo. Dopo il bagnetto lo mise a letto e cominciò ad accarezzarlo piano sulla fronte per rilassarlo, gli parlava piano, gli raccontava le storie dei suoi eroi preferiti. I suoi occhioni neri la fissavano, ma non parlava, non la anticipava nella storia come al suo solito, mostrando un sorriso soddisfatto per far vedere alla mamma quanto era bravo a ricordarsi il finale. Ogni tanto socchiudeva gli occhi, ma poi qualcosa glieli faceva riaprire, quasi spalancare.
Mongane guardò la madre: “Mamma, cosa fa Shiro, il mio supereroe se qualcuno lo chiama sporco negro? Io non sono sporco, tu mi lavi sempre, gliel'ho detto a Michele, il mio compagno, che faccio sempre il bagnetto la sera”
La mamma sentì quello che più temeva e che in fondo si aspettava da quando il suo bambino aveva iniziato la scuola qualche settimana prima. Gli si strinse il cuore, ma fece finta di nulla e sorrise.
“Farebbe quello che hai fatto tu, gli hai risposto la cosa giusta, amore” cercò di calibrare il tono della sua voce in modo da non far trasparire la rabbia che aveva dentro.
“Io gliel'ho detto, ma non ha capito lo stesso, mi ha chiamato ancora così e io ho pianto”
“Ma no, tesoro, non devi mica piangere, stava scherzando” Se lo prese tra le braccia e lui ricominciò a piangere.
“Non devi fare così, se vuoi diventare come il tuo eroe dei cartoni devi essere forte, e poi tu sei fortunato ad avere la pelle nera. Ti ricordi quando siamo andati al mare l'anno scorso e c'erano tutti i bambini che si scottavano al sole e diventavano tutti rossi?” la madre aspettò che rispondesse.
“Si” rispose dopo un po' il piccolo con un'esile vocina “ricordi come li prendevi in giro? Hai riso così tanto..” gli ricordò lei nella speranza che suo figlio potesse vedere i lati positivi del colore della sua pelle. “E' vero, ma loro sono cattivi e tu non c'eri”.
“Purtroppo la mamma non sarà sempre con te, ma tu non devi preoccuparti, prova a parlare con il tuo compagno Michele e chiedigli perché ti ha chiamato così. Magari lui non sa che ti da fastidio. E poi tu hai la pelle nera perché sei nato in Africa e lì sono tutti neri come noi, Michele è nato in Italia, i suoi genitori sono bianchi e lui anche, ma a parte la pelle non siete diversi, avete la stessa età, giocate con gli stessi videogiochi e mangiate le stesse merendine” Gli stropicciò i capelli ricci.
“Ma se non mi ascolta?” chiese il piccolo non troppo convinto della soluzione che aveva trovato la madre “Vedrai che ti ascolterà e che diventerete buoni amici.”
“Adesso dormi amore, si è fatto tardi, vedrai che domani andrà tutto bene, te lo prometto.” gli disse rimboccandogli le coperte, augurandosi lei stessa il buon auspicio.

 
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