In vino veritas - Marzia Astorino

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In vino veritas

Racconti
Ero agitata, ma il profumo deciso di quel vino mi rincuorava. Ne bevvi un sorso e mi sentii subito meglio. Il suo colore rosso era intenso e forte e trasmetteva una sicurezza invidiabile, quella che mancava a me.
Lo ammirai, aveva dalla sua la sapienza di anni di invecchiamento, io invece mi sentivo così acerba e forse lo ero, un po' per l'età, un po' per il mio carattere.
Era la giornata della svolta e non potevo comportarmi come al solito, non questa volta! Gliel'avrei detto, gli avrei spiattellato tutto!
Ma chi volevo prendere in giro? Non gli avrei detto niente come al solito, non ci sarei mai riuscita. Intanto il cuore aveva ricominciato a battere forte e le mani sudavano. Respirai a fondo cercando di far entrare in me un po' della forza che quel liquido rosso così altezzoso emanava.
Bevvi un altro sorso. Andava meglio.
Ecco, dovevo solo rilassarmi e ripassare il discorso che nella mia mente avevo già formulato milioni di volte. Che ci voleva? Dovevo solo pronunciarlo ad alta voce. Ce l'avrei fatta, e lui non poteva che darmi ragione.
Di nuovo la paura. E se avesse smontato le mie motivazioni? Avrei fatto la figura della scema.
No, era meglio stare zitta.
Però non era giusto, sarei rimasta a piedi dopo tutto quello che avevo fatto per quella società in ben cinque anni, c-i-n-q-u-e lunghi interminabili anni. Presa dallo sconforto strinsi il calice.
Buttai giù un altro sorso, forse era un po' più di un sorso e subito ritrovai vigore.
No! Glielo dirò, lo devo a me stessa! Mi ritrovai in piedi, un po' barcollante, ma fiera! In quel momento sentii scattare la porta, o forse lo stavo immaginando. Non so, bevvi un altro goccio per riprendermi.
Poi cercai di concentrarmi, l'avevano aperta perché un uomo grande e grosso veniva verso di me, si, si, era proprio lui, il grande capo.
Ormai non mi intimoriva più, non mi sarei fatta licenziare, comunque non senza avergli prima detto tutto quello che pensavo! Giusto! E giù un altro sorsetto.
“Sara! Come sta? Mi scusi se l'ho fatta attendere, ma l'ho lasciata in compagnia di un buon Amarone, spero di essermi fatto perdonare.” Sorrise camminando verso la sua scrivania.
“Perdonato un cavolo! Io la sto aspettando da più di mezz'ora e per cosa? Per sentirmi dire di cercarmi un altro posto dopo che ho dato cinque anni della mia vita in questo posto senza ricevere mai niente in cambio, neanche un ringraziamento per le cause che le ho fatto vincere..e io” barcollai urtando la sedia  “dovrei perdonarla perché mi ha lasciato qui con un buon vino” dissi alzando il calice "certo, come no!”
“Sara” mi interruppe.
“No! Adesso parlo io, ok?” dissi biascicando le parole.
“Credo che ci sia un malinteso.” pronunciò divertito lasciandomi continuare, interessato.
“Malinteso un corno!” ribattei trangugiando l'ultimo goccio nel bicchiere. “Io lo so come fa. Chiama qui i suoi dipendenti quando li deve licenziare. E guarda un po', ora ci sono io”
“Beh, non solo..” cercò di parlare.
“Lo so che è per questo” mi girava la testa.
“Forse è il caso che si segga.” e cercò di aiutarmi.
“Mi lasci” gli dissi scansandolo “ce la faccio da sola.”
“Quanto ha bevuto?” disse quasi divertito.
“Due bicchieri, forse tre, lei non arrivava mai” risposi cadendo a peso morto sulla poltrona in pelle.  La stanza girava tutta.
“Forse un po' troppi per lei, è un vino forte, ma l'avevo fatto portare per festeggiare la vittoria del caso “Simioni-Luciani”. Non mi aspettavo un successo, ma lei ci è riuscita e per questo volevo offrirle una promozione, ma se non si trova bene da noi..”
Non ci potevo credere.
“Cosa? No, no, io..” balbettai rendendomi conto del casino che avevo combinato. “Cosa diavolo mi è preso?” chinai la testa.
“Niente a cui non si possa rimediare.”
“Non so come scusarmi” e mi toccai la testa dolorante.
“In fondo non ha detto niente che non fosse vero e poi mi creda..ne ho sentite di peggiori e alle mie spalle, lei almeno è stata sincera e diretta.” rispose divertito.
“Beh, in realtà è stato solo grazie..” e indicai la bottiglia di vino fiera ed elegante sulla scrivania di rovere.

 
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