La cassa misteriosa - Marzia Astorino

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La cassa misteriosa

Racconti
Mi aveva lasciata.adesso cos'avrei fatto? Avevo cercato di parlargli, di farlo ragionare, di fargli capire che senza di lui non potevo vivere. Avevo perfino “fatto la pazza ed ero andata sotto casa sua, avevo tirato sassi alla finestra accesa e preso a calci la sua porta chiusa” pensando di rievocare la nostra canzone del cuore, ma non aveva funzionato. Si era infuriato.allora rimaneva un'unica cosa. Per fargli capire quanto lo amavo dovevo commettere un gesto estremo.avrebbero detto che non ne valeva la pena per uno spiantato del genere, ma gli altri non potevano capire. Io e lui eravamo una cosa sola, inscindibile. quale posto migliore se non quella torre fuori dal paese dove ci eravamo dati il primo bacio dieci anni prima. Quantomeno l'avrei fatto penare tutta la vita con il senso di colpa. , ero arrivata! La famosa torre maestosa, solitaria, abbandonata e alta, molto alta. Non me la ricordavo così alta. Ma non doveva importarmi, ormai avevo deciso. davanti alla porta d'ingresso socchiusa e piena di orribili ragnatele, la spinsi piano ed entrai. Mi ero munita di una pila perché ricordavo quanto era buio all'interno e facendomi largo con un bastone e andai su per gli scalini circolari ripetendomi che stavo facendo la cosa giusta.un certo fiatone giunsi finalmente in cima.mi ero rifiutata di guardare dalle feritoie che avevo incontrato, ma ora dovevo per forza guardare giù. Mi sarei dovuta arrampicare fino all'apertura che c'era e mi sarei dovuta lasciare andare, a dirlo non sembrava poi tanto difficile.una cassa in fondo al pianerottolo che poteva servirmi come appoggio. La trascinai a fatica verso l'apertura, era veramente pesante. Alla fine mi decisi, pochi indugi, dovevo buttarmi e basta.sulla cassa.
“Ferma lì, è in arresto”
“Santo cielo, ma è impazzito, a momenti mi faceva cadere di sotto!” urlai cercando di ritrovare l'equilibrio.
“Scenda da quella cassa e si sposti lentamente con le mani alzate” rispose l'uomo con un'arma  puntata.
“E' pazzo, che le ho fatto? Metta giù quella pistola e mi lasci in pace.”
“Mi dica il suo nome” ribatté l'uomo.
“Ma neanche per sogno! E metta giù quell'affare!”
“Non faccia la spiritosa, so che fa parte della banda, quindi poche storie e mi dica il suo nome.”
“Guardi che è proprio fuori strada! Io sono qui per suicidarmi, ha capito? S-u-i-c-i-d-a-r-m-i! E l'avrei anche fatto se lei non si fosse messo in mezzo”.
“Mi ha preso per uno stupido?”
“Glielo giuro, non so di cosa stia parlando”.un rumore provenire dalle scale e ci guardammo.la voce mi chiese di nuovo “mi giura che non c'entra niente con la banda che ha rapinato …………..?”
“Si, glielo giuro” risposi a voce ancora più bassa.
“Allora venga qui di fianco a me e faccia silenzio, per ora dovrà rimandare il suicidio.”a morte eseguii l'ordine e mi nascosi con lui dietro un asse di legno.
“Non deve fare neanche un rumore, ha capito? Se mi fa saltare quest'operazione, le giuro che la butto io di sotto!”
“Va bene, ma cosa sta succedendo?”
“Glielo spiego dopo, adesso faccia silenzio e cerchi di diventare invisibile”rumori si facevano più forti e più vicini. Cominciavo ad avere veramente paura e istintivamente mi girai a guardare l'uomo di fianco a me che doveva essere un poliziotto o qualcosa del genere per farmi coraggio.
“Salvatore, metti i soldi nei sacchi e andiamocene! E muoviti, hai capito?” tuonò un uomo dalle scale.
“Si, lo faccio subito”
“Ricordati che ci stanno aspettando! Sbrigati, non abbiamo tutta la giornata!”
“Vado, vado”un tizio che si materializzava e che ormai era a pochi centimetri da noi e subito dietro un altro, grasso e tutto sudato.alla cassa che avevo spostato io poco prima e l'aprirono. Non riuscivo a vederne il contenuto da dov'ero, ma potevo immaginarlo.'uomo più basso e stempiato aprì i sacchi e cominciò a metterci dentro le banconote che prendeva dalla cassa. L'altro si affacciò sull'apertura e guardò sotto, poi la sua attenzione si focalizzò su qualcosa che brillava per terra. Non potevo crederci, era la mia molletta, dovevo averla persa prima mentre stavo per cadere. Sussultai, ma mi sentii stringere forte il braccio dall'uomo al mio fianco. Lo guardai e mi fece di no con la testa.
“Che cazzo è questa roba?”
“Non lo so capo”
“Comunque non perdere tempo e continua a fare il tuo lavoro, scemo!”
“Dev'essere venuto qui qualcuno, è una molletta” disse analizzandola da vicino.quel momento, tremante dalla paura, mossi un piede.fu la seconda volta in pochi minuti che qualcuno mi puntava un'arma contro, e stavolta non erano i “buoni”.
“Vieni fuori da lì prima che ti buchi il cervello!”strisciai fuori dal mio nascondiglio con le mani alzate.
“La prego, non mi uccida.”
“Mi dispiace per te, ma sei finita proprio nel posto sbagliato, che ci facevi qui, eh?” mi chiese urlando. “Salvatore legala!”piccoletto si avvicinò con una corda e mentre stringeva i nodi pensai che in quella posizione avrei potuto facilmente sferrargli una ginocchiata nelle parti basse che l'avrebbe messo fuori combattimento, ma avevo paura dell'altro che mi teneva ancora sotto tiro., ad un tratto, come se il mio alleato mi avesse letto nel pensiero, lo vidi entrare in scena scagliando l'asse di legno addosso all'uomo con la pistola.misi in pratica la mia mossa e atterrai il nemico.
“Allontanati da lì” mi disse premuroso il poliziotto che nel frattempo aveva disarmato il ladro.fece prendere l'arma a terra e urlò ai due di scendere dalle scale senza fare scherzi.aver chiamato i rinforzi ed aver assicurato alla giustizia i due tizi si rivolse a me.
“Sei stata coraggiosa, brava!” mi disse stringendomi la mano.sapevo cosa dire, ma ero felice.per andare poi si girò di nuovo verso di me. “A proposito, hai intenzione ancora di.., beh, insomma, di fare quello per cui eri venuta”.un attimo di esitazione, poi gli risposi sicura “No, ci ho ripensato.”
“Ottima scelta” disse il bel poliziotto bruno.

 
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