La pasta rossa - Marzia Astorino

Vai ai contenuti

Menu principale:

La pasta rossa

Racconti
Come se non fosse già stato abbastanza triste, gli era appena arrivata una pasta al sugo fumante che lui odiava.guardò deluso, non era questo che gli era stato promesso fino a due secondi prima, lui voleva la pasta in bianco, in bianco, non era difficile, lui odiava la pasta al sugo. Continuava a fissare il piatto come se avesse potuto far cambiare per magia il colore della pasta, ma niente, anzi, il calore del piatto appena preparato fece salire l'odore al suo naso e subito lo riportò alla realtà.quel punto l'espressione del suo volto cambiò, la bocca ora aveva formato una mezzaluna all'ingiù, quella tipica espressione che precede inevitabilmente il pianto dei bambini.ò a mangiare un po' del riso con verdure del padre, il quale dispiaciuto non capiva perché il cameriere avesse sbagliato, gliel'aveva espressamente chiesto, maledizione.agli occhi del bambino era lui che aveva sbagliato, era a lui che il figlio attribuiva la colpa, l'ennesima negligenza, non a quello stronzo del cameriere.guardava dispiaciuto il figlio senza sapere esattamente come comportarsi, stava per spiegargli l'accaduto discolpandosi, ma appena aprì la bocca il bimbo cominciò a piangere, come se non volesse sentire le sue scuse, come se ne avesse abbastanza delle sue giustificazioni.quel momento dei lacrimoni composti gli scesero sulle guance rosa e gli si poteva leggere in quei due occhioni azzurri tutta la delusione nei confronti del pover'uomo. sua testa uscì distintamente un pensiero che tutti noi commensali udimmo a chiare lettere: ci fosse stata la mamma questo non sarebbe successoio non avrei nel piatto la pasta rossa!
Il padre in preda al panico ci mise un po' per capire come doveva comportarsi, ma poi tentò di prendere in mano la situazione, doveva dimostrare a suo figlio e anche a se stesso di essere in grado di badare a lui per un giorno.
amore, vedi, la mangia anche papà, è buonissima, guarda! , fatto, infilzò due, tre, quattro penne nella forchetta e per provare al figlio quanto aveva appena detto se le portò tutte alla bocca, ma erano troppe su quella forchetta e il tragitto dal piatto del figlio alla sua bocca troppo distante e così tutte le penne finirono rovinosamente tra la sua camicia bianca e i pantaloni del completo appena ritirato dalla lavanderia. Adesso era lui ad avere gli occhi piene di lacrime. Nessuno di noi rise, tutti ci girammo a guardare il bambino sperando che la goffaggine del padre fosse servita almeno a farlo divertire.piccolo lo guardò quasi senza espressione, poi si spinse in avanti sulla sedia e ne scivolò giù facendo cadere il tovagliolo che poco prima il padre gli aveva sistemato con cura, e senza dire nemmeno una parola si diresse verso il tavolo dei nonni, che avevano visto tutta la scena.
Nel frattempo la musica incalzava e il matrimonio con i suoi ritmi frenetici coinvolgeva gli altri invitati confondendo nel quadretto di gioia anche quel momento.

 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu