Noia mortale - Marzia Astorino

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Noia mortale

Racconti
Scendendo le scale sapevo già cosa mi aspettava. Da quando mi era comparso quel maledetto promemoria sul pc pochi minuti prima avevo cercato di inventarmi qualsiasi cosa pur di non scendere. Lavori urgentissimi da terminare, mal di pancia, mal di testa fortissimo, avevo persino fatto finta di parlare con qualcuno al telefono. Patetico. No, nessuna scusa aveva retto. Dovevo scendere, uno scalino alla volta fino alla sala riunioni.
Con me, colleghe e colleghi annoiati con la mia stessa espressione vacua.
Abbiamo varcato la soglia, ognuno ha scelto la sua postazione più indietro possibile come a scuola e via, si sono aperte le danze.
L'avvocato “noia mortale”, seduta dall'altra parte della scrivania legge le slides che ha preparato, ma dall'alto della sua magnificenza forse non ha capito che anche noi sappiamo leggere.
E “in buona sostanza” di qua ed “ergo” di là dopo un'ora siamo solo alla quarta diapositiva. Ad un certo punto per evitare di addormentarmi cerco di fissare un punto, un suo orecchino d'oro 24 carati con perla del Madagascar. In questo modo sembra che la stia guardando, e che sia addirittura interessata.
“..quindi ergo l'articolo 17000 del codice illustra come ci si deve comportare in caso di..”
E basta, basta! L'ha ripetuto almeno mille volte in mille modi diversi, non siamo mica deficienti!
“E' tutto chiaro? Dalle vostre espressioni non mi sembra proprio che abbiate capito i concetti chiave e soprattutto che siate in grado di applicarli secondo la normativa. D'accordo, ora vi farò un esempio, con questo hanno sempre capito tutti.”
Ma no! No! Santo il Signore, un altro esempio no!
Mi giro guardando gli altri cercando di tenere immobili tutti i muscoli facciali perché dal mio viso non scaturiscano espressioni troppo evidenti di sconquasso.
Gianni parla con Piero dei prossimi acquisti della sua squadra di fantacalcio come se parlasse di sborsare soldi veri e dalle sue mosse dipendesse il campionato mondiale.
Marina armeggia nervosamente con la matita, credo che tra poco la prenderà a morsi se non ci danno 5 minuti di pausa in cui potrà fumarsi la sua stecca di sigarette.
Silvia sembra intenta a prendere appunti, in realtà guardando meglio vedo un disegno talmente grande che potrebbe fare invidia ad un graffitaro.
“..ergo la posizione dell'imputato cambierebbe totalmente, cogliete il senso del discorso?”
Paola scambia sms furtivi con l'amante e ne siamo certi visto che il marito, Giampiero detto il bavoso, è di fronte a noi e fa gli occhi dolci all'avvocatessa.
Segue Carlo che è in un mondo tutto suo, beato lui.. Di fianco Caterina che lo guarda con aria sognante, mah, chissà se quei due riusciranno mai a incontrarsi nei loro mondi paralleli.
Marika che non perde una parola di quanto esce dalla bocca pittata di rosso  dell'avvocato, prende persino appunti.
Luca ormai nel pieno del sonno perde i sensi e picchia il mento contro la ribaltina della sedia. Monia, la sua responsabile lo fulmina con gli occhi.
“..in buona sostanza quello che dovreste fare è riguardarvi molto attentamente il codice che vi ho appena enunciato e da esso estrapolare quei concetti..”
Appena enunciato? Ma se è mezz'ora che continui con sto maledetto codice?
Il mio responsabile annuisce energicamente all'avvocato approvando il compito a casa.
Leonardo sempre più stravaccato tra poco cade dalla sedia.
Stiamo tutti cedendo, quasi sull'orlo di una crisi di nervi quando le nostre orecchie odono finalmente qualcosa di positivo.
“..d'accordo, se non vi dispiace farei 10 minuti di pausa, sapete ho la gola un po' secca..”
Si, si, si, e vai!
Tutti ci alziamo, anche quelli dormienti hanno captato la parola chiave: PAUSA!
“..o scusate, che distratta, un'ultima cosa signori, ci metterò solo un minuto”
Un minuto? No! Non posso stare lì neanche un secondo in più, figuriamoci un interminabile m-i-n-u-t-o!
Cerchiamo di guardarci tra noi, ma i responsabili intercettano i nostri sguardi e lanciano a loro volte delle occhiate piuttosto eloquenti. D'accordo, ci risediamo!
“Ah, ah, ah, ah, scusate, che sciocca. Ci metterò solamente un attimo, promesso, anche perché se no rischierei una raucedine.”
E volesse Dio!
“Volevo aggiungere una cosa al primo articolo di cui vi ho parlato questa mattina.”
Al primo articolo di stamattina? Ma se non mi ricordo neanche l'ultimo che ha spiegato un secondo fa..
“E visto che sicuramente non lo ricorderete bene faccio un piccolo cappello che riassume quanto vi ho già spiegato. D'accordo?”
Di slancio mi alzo in piedi, faccio una carrellata scorgendo i visi increduli di tutti i colleghi presenti e urlo più forte che posso.

“D'accordo una merda! Non ce la facciamo più, hai capito vecchia befana balorda! Basta, basta, B-A-S-T-A!Vattene o lasciaci uscire. Non ce ne frega niente dei tuoi articoli del .. E vuoi saperla un'altra cosa? Spieghi di merda, non si capisce niente, sei soporifera, non ti si può sentire! Hai capito!”.

Oh! Adesso mi sento decisamente meglio e chi se ne frega se mi cacciano, fanculo la crisi. Gli altri mi guardano increduli.
Gianni e Piero interrompono il calcio-mercato, Marina per un attimo smette di pensare alle sigarette, a Silvia cade la matita, Paola mi da un'occhiata veloce di approvazione e poi ricomincia a messaggiare, Gianpiero rimane lo stesso bavoso, Carlo e Caterina per lo spavento si prendono per mano, Marika prende appunti anche su quello che ho appena detto io, Luca si riprende e Monia sviene, il mio capo pensa già a come impostare la mia lettera di richiamo e Leo cade dalla sedia. Noia mortale mi guarda dalla scrivania e mi accorgo che la sua faccia è dello stesso colore porpora del suo tailleur nuovo che costerà quanto il mio stipendio di un mese. Credo che adesso esploderà dalla rabbia.

Poi sento qualcuno che mi picchietta sulla spalla e mi chiama.
“Sofia, Sofia! Sveglia, vieni fuori a prendere una boccata d'aria prima che la serpe ricominci a parlare.”
 
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