Ops.. - Marzia Astorino

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Ops..

Racconti
Finalmente ero arrivata, quel viaggio mi era sembrato davvero interminabile, appena entrata nella mia stanza avevo appoggiato i bagagli a terra vicino al letto e mi ero precipitata alla finestra per ammirare quel meraviglioso paesaggio. Appena aperta fui pervasa da un profumo intenso di mare portato da una brezza che mi scompigliò i capelli. Ritornata alla realtà socchiusi la finestra e, dopo aver saggiato il letto buttandomici sopra come si fa da bambini, decisi di fare una doccia e di cambiarmi, così da riprendermi.
Aprii la valigia portaabiti,tirai fuori il mio tailleur e lo appesi nell'armadio, non volevosi sciupasse, e con il beautycase mi diressi in bagno.
Lo esaminai velocemente e mi piacque molto, sobrio e particolare allo stesso tempo con lavandino doppio in marmo e accessori in legno, una doccia spaziosa e diversi piani su cui appoggiare i miei effetti personali, e cosa ancora più gradita, era lindo e splendente.
Cominciai a togliermi i vestiti, il pantalone blu gessato e una magliettina di un tessuto semi trasparente con dei fiori color pastello. Mi stavo pregustando la doccia quando sentiibussare alla porta. All'inizio pensai di aver sentito male e continuai togliendo la biancheria, poi capii che bussavano proprio alla mia porta e in maniera anche piuttosto violenta.   
“Un attimo!” urlai cercando di farmi sentire da colui che stava fuori.
Mi rimisi in fretta e furia i vestiti e corsi, quasi inciampando, fuori dal bagno.
“Le valigie pesano, non potevi lasciare la porta aperta?”
Porta aperta, valigie? Ma chi diavolo era?
Stavo finalmente aprendo la porta sperando di far cessare quel modo così brusco di bussare quando suonò il mio cellulare. Non era di certo il momento più opportuno, ma dovetti rispondere e l'uomo fuori dalla porta passò in secondo piano.
“Ciao, com'è andato il viaggio?”
“Ciao! Bene, grazie. La conferenza è stata confermata per le sei di questo pomeriggio, riguardo gli appunti e sono pronta.”
“Lo so che sei pronta, devi solo stare tranquilla e vedrai che faremo un'ottima figura.”
“Ti ringrazio, sono felice dell'opportunità che mi stai dando, te ne sono molto grata.”
“Te la meriti, hai lavorato molto bene.” disse il mio interlocutore.
“Insomma, che diavolo ti prende, vuoi aprire questa maledetta porta o no?” il tizio aveva ricominciato a blaterare fuori dalla porta.
Ero imbarazzata, speravo che non si sentisse dall'altra parte dell'apparecchio, ma quello urlava così forte.
“Sara, cos'è questa confusione, chi è che urla così?” Aveva sentito.
“Ah, non ne ho idea, credo qualche cameriere, ma non so proprio perché urli in questo modo. Senti, adesso devo proprio salutarti perché è meglio che ripassi i miei appunti se non voglio farti fare una figuraccia e poi devo prepararmi, sai come siamo noi donne, no?”
“Si. Lo so come siete. Passo da te tra due ore, d'accordo? Mi permetterai di offrirti almeno un aperitivo per scaricare un po' di tensione?”
“Certo, certo!” dissi senza capire quello che diceva.
“Se adesso non mi apri, vado a chiamare qualcuno. Non è che stai male?”
“Ok, allora a dopo.” Cercai di chiudere la conversazione il più velocemente possibile.
Attaccai il telefono e lo lanciai sul letto precipitandomi come una furia verso la porta.
Un altro squillo, questa volta era il telefono della stanza, bianco e immacolato richiamava la mia attenzione strillando.
“Un attimo!” urlai all'uomo aldilà della porta.
“Un attimo? Mi prendi in giro? Sono qua fuori da almeno un quarto d'ora.” oltre ad essere insopportabile era anche bugiardo.
Corsi verso il telefono e risposi. Era un addetto dell'hotel che chiedeva se c'erano dei problemi in quanto avevano ricevuto delle segnalazioni dagli ospiti delle stanze del mio stesso piano. Gli ospiti si chiedevano se avessi litigato con mio marito.
Ero su tutte le furie.
“Mi scusi, ma io non ho nessun marito” cercai di rispondere cortesemente  “dica pure agli altri ospiti che la confusione cesserà immediatamente. Grazie.” salutai il cortese interlocutore e misi giù la cornetta.
Ero davvero intenzionata a far smettere quella lite “matrimoniale” e, come un soldato all'azione, camminai con passi decisi verso il nemico.
“Ok, se ce l'hai con me per la storia dell'aeroporto posso capire, ma non è mica colpa mia se tutti quanti hanno la valigia come la tua, non ti pare? In ogni caso non mi sembrano scherzi da fare, lasciarmi qui fuori senza darmi spiegazioni, proprio una carognata!” disse sbuffando come un bambino.
Sentii un rumore strano dal bagno e mi precipitai a controllare quello che più temevo. Non poteva essere, per colpa di quell'uomo orribile avevo lasciato l'acqua aperta nella doccia e il paravento aperto. L'acqua era uscita e aveva bagnato in giro dappertutto.
“Adesso che ho ammesso le mie colpe e ti ho chiesto anche scusa potresti aprire questa dannata porta? Anzi ti annuncio che tra poco la butterò giù, mi hai sentito, è questo che vuoi? La butto giù, puoi scommetterci.”
“Insomma, vuole capire che ha sbagliato stanza? E non si permetta nemmeno per scherzo a dire che butta giù la porta, ha capito?” dissi trafelata mentre cercavo di asciugare il lago che si era creato per terra.
“Non sento niente, dove diavolo sei? Se aprissi potremmo parlare tranquillamente.”
Con la mente annebbiata dalla rabbia verso quello sconosciuto mi ripiombai quasi correndo verso l'ingresso, ma ancora una volta qualcosa mi fermò. Feci un ruzzolone tremendo sul pavimento a causa dei piedi bagnati e mi ritrovai con le gambe all'aria e una botta incredibile sull'osso sacro. Avrei voluto ucciderlo e l'avrei fatto se fossi riuscita ad alzarmi.
“Insomma, cosa sta succedendo lì, cos'è stato questo rumore?”
“Sono caduta, mi sente?” gli risposi.
“Cosa dici, non sento nulla, qualcuno ha acceso la radio e non sento.”
Mi chiesi cosa avessi fatto di male per meritarmi tutto quello che stava succedendo, ero tremendamente in ritardo e ora facevo anche fatica ad alzarmi.
“E va bene, ho capito che vuoi vendicarti per quella storiella che ho avuto, ma non era niente di importante e ancora non ho capito come l'hai scoperto. Sono stato attento accidenti” continuò da solo.
“Lo so, mi sono comportato male, ma lo sai che l'occasione fa l'uomo ladro, cosa avrei dovuto fare scusa? Ero mezzo ubriaco e non capivo nulla e lei mi si è buttata addosso. All'inizio l'ho respinta, ma.. oh insomma, possiamo parlarne a tu per tu?”
“A volte non vi capisco, voi donne, pensate di essere perfette? Come lo definisci il tuo comportamento di adesso, equilibrato forse? Beh, direi proprio di no! Non siete perfette e sono sicuro che se ti fosse capitata la stessa cosa avresti agito come me.”
Quando capii che da fuori l'uomo non mi sentiva cercai di raggiungere il telefono sul comodino trascinandomi a fatica sul pavimento per il gran male. Chiamai la reception e chiesi di mandare un dottore nella mia camera.
“Hai perfettamente ragione quando mi dici che non faccio niente in casa, ma non è per cattiveria, io non sono mai stato abituato a farlo, tutto qui, ma non mi sembra una giustificazione per mollarmi in questo modo, almeno abbi la correttezza di dirmelo in faccia, no!?! Ci vuole tanto?” continuava lo sproloquio.
Poco dopo sentii dei rumori diversi dal blaterare continuo di quell'essere e sperai che fossero arrivati i rinforzi.
“Un dottore, cosa ci fa qui? Hey, volete dirmi cosa succede? Lì dentro c'è mia moglie.” sbraitò nuovamente.
“Scusi, ma ci ha chiamati la signora per avvisarci che ha avuto un piccolo incidente.”
Vidi finalmente la porta spalancarsi e un uomo rosso e paonazzo precipitarsi su di me e subito dopo cambiare espressione. Era allibito. E, vedendo il suo grugno gli scoppiai a ridere in faccia e lui fece altrettanto, mentre attoniti, il cameriere e il dottore ci guardavano senza capire.


 
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